Manlio Busoni

MANLIO BUSONI

L’Ispettore nello sceneggiato Rai “Le inchieste del commissario Maigret”

La voce e l’anima del buon ispettore Torrence

Chiunque abbia letto i romanzi di Simenon sa che l’ispettore Torrence viene descritto come un colosso,
un uomo dalla stazza imponente quasi superiore a quella dello stesso Commissario. Ma nella nostra
versione televisiva, Manlio Busoni ci ha regalato un’interpretazione diversa e, se vogliamo,
ancora più affascinante. Fisicamente molto più minuto rispetto alla mole di Gino Cervi, Busoni è
riuscito a dare al “suo” Torrence una statura morale e professionale che non aveva bisogno di
centimetri extra per bucare lo schermo.

Manlio Busoni con Gino Cervi.
Nato a Empoli nel 1907, Busoni era un uomo di una cultura e di un talento vocale fuori dal comune.
Sebbene Torrence fosse l’uomo d’azione, quello che Maigret mandava avanti nei momenti concitati,
la vera forza di Busoni risiedeva in quella voce profonda e roca che lo ha reso un mito del
doppiaggio italiano. È quasi commovente pensare che dietro il volto un po’ burbero dell’ispettore
si nascondesse la voce di personaggi dolcissimi come Brontolo o il saggio lupo Akela.

Nelle inchieste dirette da Mario Landi, il Torrence di Busoni rappresentava l’affidabilità.
Anche se non era il gigante dei libri, la sua presenza nel commissariato dava un senso di
completezza alla squadra. Sapeva muoversi con l’astuzia di chi conosce bene i bassifondi di Parigi
e guardava il suo Commissario con una devozione che traspariva da ogni silenzio.

Manlio Busoni ha saputo nobilitare il ruolo del comprimario, dimostrando che la “grandezza” di un
poliziotto non si misura certo con il metro, ma con la precisione del suo lavoro e l’intensità del
suo sguardo. Ci ha lasciati nel 1979, ma per noi resterà sempre l’ispettore con il cappello un po’
calato sugli occhi, pronto a piantonare un sospettato per ore senza mai perdere la concentrazione.

Un artista immenso che, con la sua voce e la sua eleganza discreta, ha contribuito a rendere
immortale la via dei Serventi televisiva, restando un pilastro insostituibile del
Quai des Orfèvres in bianco e nero.

Gino Pernice (a sx) con Manlio Busoni (Torrence)

Ruolo nello sceneggiato “Maigret”

Nello sceneggiato Rai diretto da Mario Landi, Busoni interpreta uno degli ispettori (il mite Torrence) che
affiancano il Maigret di Gino Cervi. Figura calma, affidabile e sempre presente, rappresenta
uno dei volti più familiari della squadra investigativa.

  • Presenza ricorrente in più stagioni (1964–1972).
  • Recitazione sobria e realistica, perfettamente in linea con il tono della serie.

Carriera oltre Maigret

La carriera di Busoni attraversa decenni di cinema e televisione italiani, con ruoli spesso
legati a figure istituzionali, funzionari e uomini di legge.

  • Esordio: La primula bianca (1946).
  • Film: Peccato che sia una canaglia (1954),
    Casta Diva (1954), La battaglia di El Alamein (1969),
    Il delitto Matteotti (1973).
  • Sceneggiati Rai: Majano, Cottafavi, Cortese, Fenoglio, Castellani.

Doppiaggio

Busoni fu anche un grande doppiatore, voce solida e autorevole per molti caratteristi del
cinema americano.

  • Frank Ferguson, John Hoyt, Morris Ankrum, Arthur O’Connell, Slim Pickens,
    Edmond O’Brien, Lee Van Cleef, Hume Cronyn, Ralph Bellamy.
  • Disney: Akela ne Il libro della giungla (1967),
    Brontolo nell’edizione 1972 di Biancaneve.

Curiosità

  • La figlia, Vanna Busoni, è attrice e doppiatrice.
  • Il suo ultimo lavoro fu lo sceneggiato Il ’98 (1979).

Manlio Busoni con Gino Cervi

Le inchieste del commissario Maigret  – https://maigret.altervista.org

Filmografia essenziale

  • La primula bianca (1946)
  • Molti sogni per le strade (1948)
  • Contro la legge (1950)
  • Peccato che sia una canaglia (1954)
  • Casta Diva (1954)
  • Adorabili e bugiarde (1958)
  • La battaglia di El Alamein (1969)
  • Il delitto Matteotti (1973)

Considerazioni dello staff

Manlio Busoni è la prova che nel grande cinema (e nella grande TV) la presenza scenica non è
una questione di muscoli. Il suo Torrence “in miniatura” accanto al gigante Cervi creava un
contrasto umano meraviglioso. Era il poliziotto che avresti voluto sempre avere alle spalle in
un vicolo buio: non perché fosse il più grosso, ma perché sapevi che non ti avrebbe mai
abbandonato. Un attore immenso!

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